===================== From ProsserFilippo@museocivico.rovereto.tn.it Tue Mar 19 09:41:13 2002, latest/1364 Subject: Schoenoplectus lacustris fo. fluitans? Trovo con una certa regolarità nei fossi delle risorgive veronesi (acqua fluente e pulita) una pianta con foglie sottili, un po' come Sparganium emersum, ma non carenate, lungamente acuminate (quindi non Vallisneria), a base lungamente guainante, a inserzione ravvicinata e distica. Sono fissate su un robusto rizoma strisciante. D'acchito le avvicino ai ricacci di esemplari danneggiati di Schoenoplectus lacustris, raccolti tempo fa nel lago di Caldonazzo. Sono anche molto simili alla pianta che tempo fa mi ha mostrato Tony Dal Lago e proveniente (se ben ricordo) dal Lago di Fimon. In questo secondo caso si era pensato ai rigetti sempre di Schoenoplectus lacustris continuamente brucato dalle nutrie. Le piante delle risorgive appaiono invece senza danneggiamenti e costituiscono popolazioni omogenee in apparente assenza di tipiche piante di Schoenoplectus lacustris. Che Schoenoplectus lacustris possa comparire con una forma esclusivamente sommersa e di regola priva di fusto viene confermato da Casper & Krausch, che citano una fo. fluitans: "in acque ferme o fluenti, fronde 50-300 cm, con foglie su due file, nastriformi, lunghe 25-160 (240) cm, larghe (1,5) 3-9 cm; fiorisce raramente e si sviluppa soprattutto in primavera". Qualcuno conosce questa forma? Filippo ===================== From franco@garz.net Tue Mar 19 12:33:29 2002, latest/1366 Subject: Re: Schoenoplectus lacustris fo. fluitans? At 09:41 19-03-02 +0100, Filippo wrote: >Schoenoplectus lacustris possa comparire con una forma esclusivamente >sommersa e di regola priva di fusto Se Vallisneria non ha mai foglie lungamente acuminate, come sembra affermare con sicurezza Filippo, allora temo a questo punto di aver spesso scambiato per quella la forma fluitans di Schoenoplectus, di cui sento parlare ora per la prima volta. La descrizione si attaglia bene a piante che rinvengo assai frequentemente nelle acque pulite dei fossi di pianura. Proprio mi mancava anche questo dubbio! Franco ===================== From ProsserFilippo@museocivico.rovereto.tn.it Mon Mar 25 14:32:46 2002, latest/1386 Subject: Schoenoplectus lacustris fo. fluitans Caro Franco, ho controllato ulteriormente i tre "imputati": in effetti Schoenoplectus lacustris fo. fluitans ha rizomi molto più robusti delle altre due specie: ca. 1 cm di diamentro Schoenoplectus, ca. 3 mm Sparganium emersum, e forse più sottile ancora (ca. 2 mm) Vallisneria. Le foglie di Schoenoplectus sono invece ben diverse da quelle delle altre due specie, che hanno foglie più o meno ottuse, mai così lungamente acuminate come in Schoenoplectus. Inoltre, le lamine delle foglie si dipartono da una sorta di manicotto (formato dalle guaine, ben visibile anche nell'immagine che mi hai spedito) lungo ca. 10-15 cm in Schoenoplectus, mentre partono praticamente dalla base in Vallisneria e - un po' meno distintamente - anche in Sparganium. Trovo tutto sommato più complicato distinguere Vallisneria da Sparganium, che non queste due specie da Schoenoplectus. Quindi, un ulteriore trabocchetto offerto da chiavi e descrizioni che non tengono conto della variabilità di certe specie!! Ciao, Filippo PS: potresti diffondere nella mailing list la tua immagine, che trovo significativa anche se priva di rizoma. ===================== From franco@garz.net Mon Mar 25 19:42:36 2002, latest/1388 Subject: Schoenoplectus fo.fluitans Rendo pubblico il carteggio odierno avvenuto fra Filippo Prosser e me, malgrado le conclusioni siano per me abbastanza disdicevoli... Mi consola il fatto che sono certo di non essere il solo a fare certe confusioni... Date: Mon, 25 Mar 2002 08:55:55 +0100 Caro Franco, ............. volevo tranquillizzarti riguardo la fo. fluitans di Schoenoplectus lacustris: le foglie sono davvero lungamente acuminate, tanto da saltare subito all'occhio come un qualcosa di diverso. Anche i rizomi robusti non hanno nulla a che fare con altre specie a portamento e ecologia analoghi. Ciao, Filippo Date: Mon, 25 Mar 2002 09:55 Su Schoenoplectus non sono affatto tranquillo, le foglie che vedo spesso sono proprio lungamente acuminate. Per i rizomi non so dire: non raccolgo quasi mai le radici delle piante che osservo. Ma nel fosso che attraversa in mio "bosco" ho raccolto un po' di quei rizomi (sinora attribuiti a Vallisneria) e li ho trapiantati nello stagno, per vedere se in acque ferme si decidono a fiorire, risolvendo ogni dubbio. Si tratta di rizomi del diametro di circa 1 cm, ripetutamente divisi e con evidenti cicatrici lasciate dalle vegetazioni degli anni precedenti, grigio/nerastri, orizzontali nello strato superficiale del fosso, che e' sabbioso-ghiaioso per un primo popolamento e fangoso/limoso per un secondo. Ho anche presente foglie di colore scuro-fangoso, molto meno verdi di Sparganium emersum, a margini paralleli e rotondate all'apice, con lamina +/- ondulata che sinora non sapevo bene a cosa attribuire, di solito in acque profonde. Temo che questa sia Vallisneria, e quelle verdi e insensibilmente attenuate verso l'apice Sch.fo.fluitans. Ti allego una scansione per avere un tuo parere. Franco Date: Mon, 25 Mar 2002 10:51:11 +0100 accidenti.... sembra proprio quella che chiamo fo. fluitans di Schoenoplectus lacustris... A questo punto mi riprometto di fare ulteriori controlli in erbario: non sospettavo che la cosa avesse una tale rilevanza florocartografica. Ciao, Filippo Date: Mon, 25 Mar 2002 14:33:02 +0100 X-Mailing-List: archive/latest/1386 Caro Franco, ho controllato ulteriormente i tre "imputati": in effetti Schoenoplectus lacustris fo. fluitans ha rizomi molto più robusti delle altre due ......... Raccolgo l'invito di Filippo e aggiungo, ad abbundantiam, anche una scansione di Vallisneria raccolta in fiore da Bonali, quindi esente da dubbi di sorta. A causa delle traversie nei trasporti l'esemplare e' un po' spiegazzato, ma si vedono bene gli apici fogliari ottusi e il rizoma sottile. Franco attachment; filename="Schoenoplectus-fo_fluitans.jpg" attachment; filename="Vallisneria.jpg" ===================== From franco@garz.net Tue Mar 26 15:10:03 2002, latest/1393 Subject: genesi di un errore Per un gran numero di piante acquatiche non mi e' successo di arrivare alla determinazione compulsando le chiavi, dal momento che la loro fioritura e' ben poco apprezzabile (Ceratophyllum, Groenlandia, Callitriche...) o del tutto assente (Lemna, Elodea...). Il riconoscimento avviene in questi casi o guardando le figure di testi illustrati o per tradizione orale. La prima volta che vidi in una roggia quegli ammassi di foglie verdi nastriformi ondeggianti nella corrente in compagnia di uno che le piante le conosceva, mi fu detto che si trattava di Vallisneria. Da allora fossati e rogge del Cremasco mi apparvero frequentemente popolati da Vallisneria. Un giorno pero' in un fossato con acque lente vidi emergere dalla massa di foglie di Vallisneria un singolo ramo di inconfondibile Sparganium e scoprii in quell'occasione l'esistenza di Sp.emersum ssp.fluitans. Ne segui' una lunga ricerca volta a scoprire le differenze fra individui sterili di Sparganium e di Vallisneria, che mi porto' a concludere che il primo ha foglie carenate, decisamente trigone verso la base (stile Carex), mentre "Vallisneria" le aveva piane, nascenti da un manicotto cilindrico (stile graminacee). Inoltre Sparganium ha foglie a margini lungamente paralleli bruscamente arrotondati all'apice, mentre "Vallisneria" ha foglie insensibilmente attenuate in una punta sottile. Da allora due erano le specie che si dividevano +/- equamente le acque pulite del Cremasco, e mi sentivo grandemente soddisfatto della mia capacita' di distiguere senza esitazione chi fosse chi a colpo d'occhio. Nei 14 anni in cui ho percorso con una certa frequenza il territorio cremasco mi e' capitato solo 2 (due) volte di vedere Sparganium emersum fiorito, e solo 1 (una) volta di trovare Valliseneria fiorita (1 fiore maschile). A dire il vero, nel caso di Vallisneria le foglie di quel popolamento erano abbastanza diverse da quelle che vedevo di solito: piu' scure e brevi, non acuminate, ma pur sempre piane. Non essendo a conoscenza di possibili alternative attribuii la cosa alla diversa ecologia: la Vallisneria fiorita popolava un ramo di una morta, in acque lente poco profonde e fondo fangoso, ombrose per la folta copertura di salici e pioppi. Anche la Vallisneria fiorita che Bonali mi mostro' l'anno scorso non assomigliava a quelle che vedevo di solito, e ne conclusi che Vallisneria presenta un dimorfismo fogliare, foglie di individui sterili verdi e acuminate, quelle di individui fertili piu' scure, brevi e arrotondate all'apice. In fondo una differenza molto minore di quella che si puo' rilevare in Sagittaria sagittifolia! Dopo la provvidenziale osservazione di Prosser mi rendo conto ora che quasi tutte le mie segnalazioni di Vallisneria sono da attribuire a Schenoplectus fo. fluitans, e che pertanto questa specie e' assai piu' diffusa di quanto sinora creduto, mentre, al contrario, Vallisneria e' assai piu' rara e, mi pare, anche caratterizzata da un ecologia diversa, con acque piu' lente e fangose delle altre due. Queste le cartine di distribuzione attuali, dove Vallisneria sembra assai piu' diffusa di Shoenoplectus Schoenoplectus lacustris Vallisneria spiralis L. 1 -3--- 1210 1 -111- 1400 2 -32-21 2 113211 3 ---3-2 3 232231 4 -12-2- 4 232-2- 5 ------ 5 2---1- 6 ------1- 21 6 1111121- 43 7 11------ 7 --11331- 8 11-----1 8 -111121- 9 ------3 9 1-2---- 10 --212--- 10 ---2---- 11 ---2 11 -1-- 12 - 12 - In effetti, capita di rinvenire scapi di Schenoplectus nei fossi e rogge, caratteristicamente incurvati a causa della corrente in modo formare degli archi, con la sommita' (fiorita?) immersa sotto il pelo dell'acqua, ma mai mi e' venuto di associare questi scapi afilli (come quelli che emergono dalle acque poco profonde dei laghetti di cava) alle lunghe foglie della ritenuta "Vallisneria", ne' saprei dire se la "Vallisneria" era presente o meno nelle immediate vicinanze di Schoenoplectus. Mi riprometto di cercare di verificare la cosa quest'anno, per capire se solo individui sterili hanno foglie fluitanti, oppure se queste son tuttora presenti quando Sch.fo.fluitans decide di fiorire. E, per finire, solo Sch.lacustris presenta questa forma fluitante, oppure questo comportamento e' comune anche a Sch.tabernaemontani, che e' abbastanza diffuso dalle nostre parti? Se la forma fluitante fiorisce cosi' raramente non sara' facile appurarlo, anche perche' le volte che ho osservato scapi di Schoenoplectus in rogge e canali, l'unico modo per raccoglierli era quello di fare un bagno, e il prezzo per soddisfare le proprie curiosita' ha pur sempre dei limiti. Schoenoplectus tabernaemon 1 -1--- 1212 2 -----1 3 ---1-2 4 ----2- 5 --1--- 6 -------- 6 7 -------- 8 -------- 9 ------- 10 -------- 11 ---- 12 - Sperando che la pubblica confessione riduca l'ammenda per le cantonate prese, un saluto a tutti Franco ===================== From Francesco.Albergoni@unimi.it Wed Mar 27 13:07:20 2002, latest/1395 From: Francesco Albergoni Subject: Piante acquatiche Cari amici, prima di tutto buona primavera a tutti. Ho letto, come sempre con grande piacere, la "genesi di un errore" di Franco. Forse il primo imput di errore è stato mio, d'altra parte non sono mai stato un tassonomo attento! Quello che mi ha fatto pensare invece è stata la constatazione, più che giusta, che molte piante acquatiche non fioriscono o, se lo fanno, è, almeno in certi ambienti, un evento raro. Vallisneria spiralis, ad esempio, l'ho vista abbondantemente fiorita (non credo proprio di aver preso una cantonata perchè i fiori sia maschili che femminili sono inconfondibili) solo sui laghi di Mantova (o meglio nel Mincio all'altezza di Rivalta quando il fiume ha ancora una certa corrente). Perchè? Ho studiato anni fa Posidonia oceanica sul promontorio di Portofino. Mai mi è capitato di vederla fiorita (dato che mi viene confermato da altri studiosi) anche se basta andare sulle praterie corse o sarde per vedere i fiori ed il conseguente "mare di olive". Anche altre piante acquatiche sembra si diffondano solo per via vegetativa. Per alcune (Lemna o Calitriche) la fioritura può certo sfuggire anche ai più attenti occhi, ma per altre no. Perchè tutto questo? Una facile risposta, ma forse proprio perchè facile e "logica" probabilmente sbagliata, potrebbe essere quella della rinuncia alla fioritura, e quindi un risparmi di energia individuale, in una situazione come quella delle acque correnti o a lento flusso, dove la riproduzione vegetativa è favorita. Ma tutto lo sforzo evolutivo per raggiungere il libero scambio di geni tra individui e quindi aumentare la variabilià della popolazione?? Strano che in situazioni forse marginali, ma forse stressanti queste piante non reagiscono aumentando lo sforzo di fioritura. Molte piante terrestri lo fanno. Come sempre tutto sembra illogico, ma quale è la logica? Sono solo meditazioni Auguri a tutti Popi ===================== From franco@garz.net Fri Apr 5 14:19:17 2002, latest/1409 Subject: Carex e Schoenplectus Sperando possa servire a qualcuno, allego una scansione di un rizoma di Schoenoplectus lacustris fo. fluitans come si presenta in questa stagione, alla ripresa della fase vegetativa. Il rizoma e' stato raccolto in una roggia in cui solo ora riprende a scorrere l'acqua, dopo la lunga pausa di asciutta invernale per la manutenzione delle sponde. Dopo la "foto" verra' trapiantato nello stagno, per vedere se si decidera', nelle nuove condizioni, a produrre scapi fertili. Un saluto e un grazie a tutti voi. Franco filename="Schoenoplects.fluit2.jpg" ===================== From ProsserFilippo@museocivico.rovereto.tn.it Mon Apr 8 21:12:25 2002, latest/1413 Subject: Schoenplectus/Sparganium Caro Franco, nei giorni scorsi ho fatto alcune escursioni lungo i fossi e ammetto di avere ancora problemi per la determinazione di piante tipo "Vallisneria". Nessun problema invece per Schoenoplectus lacustris fo. fluitans (a parte il fatto che - come tu hai osservato - verosimilmente non è possibile sapere se si tratta di tabernaemontani...). L'immagine del rizoma che hai diffuso la settimana scorsa è illuminante: ho avuto modo di osservare tutte le forme di passaggio delle foglie basali in uno sguazzo quasi prosciugato, e adesso sono del tutto sicuro che si tratta di piante sommerse di Schoenoplectus. Problemi invece per Vallisneria/Sparganium. L'altro sabato con Masin mi sono accorto che la questione è tutt'altro che semplice. Eppure, Festi l'autunno scorso sotto i miei occhi con grande facilità ha individuato l'una e l'altro in un fosso, mostrandomi le evidenti differenze. Ma come esprimerle? Direi che Vallisneria non ha mai foglie natanti, mentre Sparganium può averle (ma serve a poco... le piante critiche sono proprio quelle del tutto sommerse). Inoltre Vallisneria produce stoloni all'ascella delle foglie più esterne, per cui anche la sola presenza di abbozzi può essere chiarificatrice (questa è solo un'ipotesi di lavoro, ma che mi pare attraente; certo è che occorre pescare piante complete provviste di stoloni). Vallisneria avrebbe inoltre foglie oscuramente ondulate al margine, non piane (al contrario di Sparganium che avrebbe foglie del tutto piane); Sparganium avrebbe inoltre foglie carenate soprattutto verso la base, ma questo carattere è in realtà visibile solo in piante piuttosto robuste, e non in quelle più striminzite che sono anche le più critiche. Infine alcune impressioni verosimilmente di scarso peso: in Vallisneria le foglie sarebbero in qualche modo più fragili e non porterebbero la settatura visibile controluce che si osserva in Sparganium. Masin mi ha posto un altro problema, che non avevo mai compiutamente preso in considerazione: ovvero il fatto che talvolta giovani piante di Sparganium erectum assumono il portamento fluitante di Sparganium emersum ssp. fluitans, tant'è che secondo Masin nel Padovano esisterebbe solo la prima specie con portamento variabilissimo, e non la seconda. In Trentino ho visto solo un paio di volte Sparganium emersum ssp. fluitans con fiori e frutti, mai fino ad ora nel Veronese, ma suppongo che prima o poi dovrebbe arrivare a fruttificazione anche qua. Comunque, ammesso che Masin abbia torto e che siano due gli Sparganium che abitano i fossi, ho cercato di formulare qualche ipotesi di carattere differenziale. Le fg. di erectum sarebbero molto nettamente carenate fino alla cima, eventualmente solo alla base in emersum; i rizomi sarebbero più robusti in erectum, e di solito scuri (bianchi e sottili come in Vallisneria in emersum); erectum avrebbe le foglie più esterne squamiformi, brevi e appressate alle guaine, mentre emersum le avrebbe tutte con lamina allungata. Tutte queste osservazioni derivano da confronti di campagna. In questi giorni non ho avuto tempo di consultare testi. Mi sembra impossibile che nessuno si sia mai occupato di questi argomenti di rilevantissima importanza pratica (ovviamente, limitatamente a te, Masin, me e - forse - pochissimi altri...). Ciao, Filippo PS per Masin: alla fine credo che durante tutta l'escursione di Rivalunga-Acquabuona non abbiamo mai incontrato Vallisneria, ma solo Sparganium in tutte le salse. ===================== From franco@garz.net Tue Apr 9 12:11:16 2002, latest/1414 Subject: Re: Schoenplectus/Sparganium Il problema di riconoscere con sicurezza esemplari quasi sempre sterili e' uno degli assilli maggiori del florocartografo, che non potrebbe neppure pensare di dare una rappresentazione della presenza di molte specie sul territorio se per ciascuna ci si dovesse basare solo sulle talvolta rarissime occasioni di fioritura. Ho raccolto in un fossato riprese di vegetazione di piante fluitanti con stoloni sottili (2 mm), biancastri e nessuna carenatura sulle foglie, il che mi ha fatto pensare a Vallisneria, ma senza troppa convinzione, per essere le foglie troppo verdi, troppo strette e troppo piane per essere del tutto tranquillo. Le foglie erano flottanti, ma in 10 cm di acqua che altro potevano fare?. L'osservazione di Prosser lascia aperta l'ipotesi che si tratti di Sp.emersum.fluitans negli stadi primordiali, con carenatura non apprezzabile. Nel letto di un altro ampio fossato, tuttora in asciutta, spuntavano per ampio tratto germogli di piantine evidentemente trigone, che avevo interpretato come Sp.emersum malgrado il portamento eretto, pensando fosse dovuto alla mancanza di acqua, dal momento che ho sempre visto Sp.erectum sulle sponde dei fossati, mai nel letto ove la corrente e' consistente. Devo invece ricredermi? Sparganium erectum cresce anche in acque fonde e correnti forti assumendo anche lui una forma flottante, benche' caratterizzata da foglie carenate sino quasi all'apice, il che permetterebbe di distinguerlo da Sp.emersum? Come per Callitriche ci si trove in presenza di piante che rappresentano un significativo indicatore dello stato di salute delle acque dei corsi minori di un territorio, la cui cartografia risulta percio' particolarmente interessante. Dobbiamo nella maggior parte dei casi limitarci a striminzite segnalazioni di Callitriche sp. e "Erbe a foglie strette tipo Vallisneria"? Continua Filippo, le tue osservazioni sono preziose, e l'interesse per l'argomento e' certo assai piu' vasto di quanto appaia dalle mail, vero Mimmo? Franco ===================== From ProsserFilippo@museocivico.rovereto.tn.it Tue Apr 9 15:08:13 2002, latest/1415 Naturalmente, altre piante con foglie lineari-lanceolate e più o meno sommerse non sfuggono ai frequentatori di canali, fossi, scoli e chiaviche. Tra le altre c'è ad es. Juncus - di solito Juncus articulatus, che abita acque pulite, con foglie e fusti soffusi di rosso, riottosi ad assecondare il flusso della corrente. Vengono solo parzialmente piegati dal moto dell'acqua anche i popolamenti sterili di Butomus umbellatus, le cui foglie verde-chiaro a sezione trigona fino all'apice emergono almeno in parte sopra il livello dell'acqua. Ma Butomus è facile da riconoscere: le foglie presentano un caratteristico avvitamento longitudinale di 180°-360° e i rizomi sono tozzi e carnosi. Tra le Graminaceae sommerse, compare talvolta Agrostis stolonifera - come è stato rilevato nell'ultimo raduno di Vicenza - mentre raro dovrebbe essere l'incontro con Alopecurus aequalis; riconoscere Agrostis da Alopecurus allo stato sterile non è sempre agevole: Alopecurus ha guaine di solito almeno un po' rigonfie (soprattutto quelle superiori), mentre sono sempre aderenti invece in Agrostis, che ha anche coste meno rilevate rispetto a Alopecurus. Mi sorprende invece la rarità di Glyceria fluitans agg. (foglie conduplicate), che ho notato poche volte nella pianura Veronese. In particolare, non ho ancora mai trovato nè G. fluitans s.s. nè G. x pedicellata, che in Trentino nella piana atesina capita di vedere abbastanza spesso. Filippo ===================== From franco@garz.net Thu Jun 6 11:34:35 2002, latest/1621 Subject: Schoenoplectus carinatus Ho trovato lungo le sponde di uno stagno nel profondo sud della provincia, al confine col Mantovano, una densa presenza di Schoenoplectus con tre stimmi, di taglia minore di quella che vedo nei fossi e nei laghetti di cava delle mie parti. Riguardando la chiave di Pignatti per avere conferma della distinzione lacustris/tabernaemontani, vengo invece deviato dalla precedente dicotomia: lo scapo nei 20 cm sotto l'infiorescenza e' oscuramente, ma evidentemente, trigono, cosa che si percepisce assai bene facendo rotolare il fusto fra le dita. Cio' porta a Sch.carinatus, possibilita' che non ricordavo e taxon che non ricordo d'aver mai incontrato nella lettura delle flore di zone limitrofe. Il carattere sembra pero' esile e abbastanza incerto, mi piacerebbe quindi sapere quanto frequentemente vi e' capitato di incontrare questo ibrido. Un cordiale saluto a tutti Franco ===================== From gabriele_galasso@regione.lombardia.it Thu Jun 6 12:10:04 2002, latest/1622 Subject: Rif: Schoenoplectus carinatus Per Schoenoplectus carinatus la maggior parte degli autori lo dà come specie buona di probabile origine ibrida, ma non più da considerare come ibrido. Io, personalmente, non lo conosco. Gabriele ===================== From franco@garz.net Thu Jun 27 21:35:27 2002, latest/1667 Subject: Schoenoplectus Oggi ho avuto anche io conferma che le foglie flottanti insensibilmente attenuate in punta, le cui guaine alla base formano un consistente manicotto, appartengono a Schoenoplectus (lacustris?), in quanto in una roggia da un buon numero di questi manicotti si sono sviluppati i caratteristici lunghi scapi cilindrici e afilli nella porzione emersa. Raccogliendo uno di questi, alla base era unito a getti sterili identici a quelli che cosi' frequentemente si trovano nella acque correnti delle rogge ben conservate e che io attribuivo a Vallisneria. Malgrado gli scapi fiorali fossero numerosi, nessuno di questi era fertile ne' mostrava alcunche' che potesse ritenersi un embrione di infiorescenza. Non ricordo di aver mai visto fiorire nelle rogge questi caratteristici scapi giunchiformi, che la corrente piega ad arco cosi' che spesso la punta torna a immergersi nell'acqua. Sinora non ci ho badato molto, ritenendo che la parte fiorita fosse sommersa e quindi malamente visibile, ma ora mi viene il dubbio che in quelle condizioni non fioriscano mai e che le piante si diffondano solo per via vegetativa. Qualcuno ne sa qualcosa di piu'? Franco ===================== From ezanotti@provincia.brescia.it Fri Jun 28 08:19:06 2002, latest/1668 From: "Eugenio Zanotti" Subject: Schoenoplectus La Tua ipotesi mi sembra - da quanto ho potuto finora osservare - alquanto verosimile. Ciao. Eugenio ===================== From fabrizio.bonali@rccr.cremona.it Wed Aug 14 12:00:18 2002, latest/1805 Subject: notizie Sono alla ricerca di notizie anche bibliografiche di: Veronica catenata. Schoenoplectus supinus e Elodea nuttallii, le prime due sulle sponde di un bodri nel sud cremonese presso il Po e la terza in una derivazione di un canale che a sua volta deriva dal naviglio civico che prende acqua dall'Oglio, ... insomma tutte le strade portano a Cremona grazie fabrizio bonali