From ProsserFilippo@MuseoCivico.rovereto.tn.it Tue Sep 30 11:37:14 2003, latest/2836 Subject: difasiastri Sabato scorso gita al Passo Lavazzè con Daniele e Ornella Zanini. Al laghetto li avviso della segnalazione di Diphasiastrum issleri dei Peroni: tempo fa io avevo un po' cercato, ma sapendo dell'"esiguità" della stazione mi ero dato poco da fare. Questa volta invece lo trovo immediatamente, bello florido ed esteso per almeno una decina di metri: gli Zanini - felici di fronte a quella novità - osservano, fotografano, annotano... Mi viene in mente che alla torbiera, poco più in là, Cesare e Francesco avevano segnalato D. alpinum: maligno come sempre, sospetto ora che anche quello potesse essere stato issleri: con gli Zanini andiamo a controllare. Appagato dal primo ritrovamento io mi aggiro nella torbiera limitrofa, lasciando a Daniele e a Ornella l'incombernza della ricerca. Presto mi chiamano: "c'è quello di prima!" ed io accorro e - risalendo il pendio - mi imbatto in un po' di alpinum, ma quello degli Zanini è proprio "quello di prima", ovvero issleri. Quindi, presso la torbiera ci sono entrambe le specie, e soprattutto alpinum è confermato. Sbrigata con successo la ricerca di una fila di felci facili (che in parte Thomas ha già trovatio nella parte bolzanina del quadrante) e ormai presi dalla faccenda dei difasiastri, ci spostiamo nel quadrante del Corno Nero, dove quell'ambiente di brughiera semialberata che pare tanto favorevole sembra continuare. Ed in effetti, prima salta fuori ancora issleri (magnifica popolazione!), e poi ancora alpinum. Altri buchi di felci abbordabili non sembrano più esserci per questo quadrante: Ornnella chiede sconsolata: ed ora che si fa? Di fronte - oltre il Passo di Lavazzè - ci sono le pendici nord della Pala di Santa, pure porfiriche - che ricadono in altri due quadranti. Tentar non nuoce: via in quella direzione. Risaliamo una pista da sci dismessa, che anni fa avevo attraversato girovagando da quelle parti, senza però avere il chiodo fisso dei difasiastri: ricordavo notevoli estensioni di Lycopodium clavatum. Ed ecco che ad un certo punto Daniele scova un difasiastro un po' mal messo: dal colore e da quello che avevamo visto prima penso subito ad issleri, ma dall'analisi dei pochi rametti appiattiti mi insospettiscono: parrebbe invece complanatum, anche se siamo sopra 2000 m! Sta calando la sera, ma tutti e tre risaliamo la pista cercando febbrilmente: ritroviamo altri esemplari, alcuni ben sviluppati, e mi convinco che è proprio complanatum. Verso il limite di quadrante salta fuori anche un esemplare di issleri e un po' di alpinum: tre in una botta sola! A questo punto mi pareva di aver già esagerato, quando Daniele prende l'iniziativa di risalire diritto il pendio sopra la pista, entrando deciso nel quarto quadrante della giornata, e trova subito una distesa di alpinum: con Ornella lo seguiamo su per la ripida pendice e tra tanto alpinum noto una "macchia" diversa: è ancora issleri.... Insomma, in 12 anni di cartografia avevo trovato issleri solo in tre quadranti nuovi, mentre in un giorno solo salta fuori in altri tre, ed in più il fantomatico complanatum, e poi l'alpinum... in un giorno in totale chiudiamo 18 buchi di pteridofite per la cartografia trentina, di cui 11 per la cartografia delle pteridofite del NE-Italia: non so se essere contento o preoccuparmi ... Filippo ========================== From thomas.wilhalm@naturmuseum.it Tue Sep 30 12:04:19 2003 From: "Thomas" Subject: AW: difasiastri complimenti da cuore! non c'è niente da preoccuparsi, in fondo è una conferma che i nostri sensi sono limitati nel raccogliere dati (p.e. scoprire specie diverse nello stesso tempo nello stesso punto). Quindi, per colmare lacune conviene sempre limitarsi a poche specie. Thomas