From e.canidio@dada.it Wed Apr 11 16:40:34 2001, latest/840 Subject: esperienze e complimenti da un lettore attento anche se "passivo" Domenica sera ero di guardia in ospedale. Alle 22 si sono presentati madre, padre e un bambino di due anni, il piccolo aveva avidamente masticato e succhiato la foglia di una pianta da appartamento e presentava edema alla guancia ed alla lingua, con piccole vescicole sul bordo linguale e sul palato. Piangeva. La madre mi presento' fiduciosa la foglia della pianta responsabile dello stato del figlio, inoltre mi disse che lei stessa aveva successivamente masticato e succhiato la foglia e che oltre al bruciore alla bocca aveva anche intensa nausea. Attonito di fronte a una tale compartecipazione amorevole che aveva fatto si' che in realta' avessi un doppio problema, ho osservato perplesso la foglia che mi era stata data trovandomi di fronte allo iato tra il mio ruolo e la realta': non avevo la piu' pallida idea di cosa fosse!!! Non avevo la piu' pallida idea di cosa mi aspettasse e conseguentemente delle eventuali azioni da porre in atto!! Stante il mio ruolo e' importante non far trasparire l'incertezza ma l'orror vacui si e' stampato sul mio volto e i genitori se ne sono subito accorti: nervosismo. Ho telefonato a casa di Franco: segreteria telefonica. Cellulare: spento. Nicoletta, figlia saggia, fortunatamente sapeva dove i genitori erano andati a cena, mi da subito a memoria il numero di telefono, la genetica non e' uno scherzo. Recupero Franco. Avverto la portineria di lasciare entrare in macchina il "mio consulente". Rassicuro i genitori: la mia ingnoranza e' totale ma forse c'e' qualcuno che puo' colmare il vuoto, mi accorgo di avere una completa fiducia: e' bello avere una persona su cui contare. L'ambiente si distende, il piccolo e' stazionario e piange meno. Arriva Franco. Viene guardato con gratitudine dai genitori, Saveria si tiene di lato discretamente, basta una occhiata ed il responso e' un nome che mi faccio ripetere due volte e trascrivo sul foglio di consulenza che il pronto soccorso mi ha inviato. Telefono al centro antiveleni e come se mi succedesse tutti i giorni chiedo informazioni sulla pianta in questione. Il collega dall'altra parte mi fa ripetere il nome e poi lo spelling, non sono l'unico ignorante. Dal computer saltano fuori le informazioni: urticante localmente, il problema e' l'eventuale edema delle vie respiratorie, non ci sono sostanze tossiche che possono agire a distanza: cortisonici, antiacidi e osservazione per due ore. Stupore nel riconoscere che qualcun altro ha risolto un mio problema meglio di quanto io avessi immaginato. Franco saluta ringraziando lui i genitori. Dopo due ore dimetto il piccolo, i genitori mi ringraziano e mi ripetono di ringraziare Franco. Io chiedo al pronto soccorso di incorniciare il foglio di consulenza, non lo faranno, non capiscono niente. Buona Pasqua Emilio ========================== From 75815384@it.ibm.com Wed Apr 11 16:53:17 2001 Dunque, a questo punto la floristica curiosità mi muove a chiedere: "che pianta aveva masticato la piccina?" Grazie Enzo Bona ====================== From gabriele_galasso@regione.lombardia.it Wed Apr 11 17:41:37 2001 In ogni caso si può telefonare al centro antiveleni di Niguarda anche senza conoscere il nome della pianta. Esso possiede una lista di esperti disponibili da contattare cui sottoporre il pezzo della pianta incriminata, resti di cucina o parti di rigurgito. Gabriele Galasso ====================== From franco@garz.net Wed Apr 11 18:47:20 2001 Enzo wrote: >"che pianta aveva masticato la piccina?" Dieffenbachia amoena = Dieff. seguine da "La Grande Enciclopedia delle Piante e dei Fiori - Mondadori": ...contiene una linfa velenosa che non deve entrare in contatto con bocca, occhi e pelle. Cosa che non sapevo, per cui anche questa "esperienza" mi ha insegnato qualcosa. Franco ====================== From Francesco.Albergoni@unimi.it Thu Apr 12 10:46:47 2001 Subject: leggendo il racconto di Canidio Leggendo l'emozionante racconto di Emilio mi è tornato alla memoria un episodio che di cui sono stato coinvolto una sera nel maggio (credo) del 1970. Ero da poco a casa quando mi telefona un neolaureata in biologia che prestava servizio (non so a che titolo) all'allora nuovo centro antiveleni di Niguarda. Aveva seguito qualche mia lezione e si ricordava della mia passione (ed insistenza) sulla tassonomia. Dall'ospedale di Perugia avevano telefonato (allora non si parlava di fax ne di e-mail) perchè due bambini erano stati ricoverati con gravi sintomi di avvelenamento non meglio descritti. Unico indizio avevano mangiato dei mirtilli! Tramite la SIP (allora si chiamava così) mi mettono in contatto con l'ospedale perugino con un "ponte a tre" e quando mi dicono che i genitori hanno raccolto delle piante di "mirtilli" (belli grandi aggiungono) vedo un barlume di speranza. Tiro fuori il Fiori (allora il Pignatti non era ancora pubblicato) e con una serie di domande, dopo aver ovviamente escluso al volo l'innocente mirtillo, arrivo, devo dire abbastanza facilmente con gioia a determinare "Atropa belladonna" leggendo al medico l'elenco dei principi attivi contenuti nei frutti. Il mattino dopo ricevo una telefonata da Perugia che mi annuncia che i bimbi se l'erano cavata con tutte le cure del caso anche perchè, così pare, ne avevano ingerite piccole quantità. Mi è rimasto un dubbio. Ma quei frutti erano buoni da mangiare? il loro sapore e non il "mio" sapere li aveva salvati? Ovviamente non ha una grande importanza. Un particolare saluto all'amico Emilio POPI Albergoni prof. Francesco Albergoni Dipartimento di Biologia