VERBALE DELL'INCONTRO TRA FLORISTI DEL NORDEST Vicenza, 19.12.99

Introduzione

Cesare ha avuto la brillante idea di preparare un verbale dell’ultimo, riuscito incontro, che ora provvedo a inviare a chi vi ha partecipato (ho incluso i nomi di alcuni floristi che sicuramente sono interessati ai nostri incontri e - per quanto non sempre incoraggianti - ai risultati che ne conseguono). Chi fosse provvisto di e-mail e ha ricevuto la presente per posta, è pregato di comunicarmi il suo indirizzo di posta elettronica.

L’ospitalità offerta dal Museo di Vicenza è stata ottima e Antonio Dal Lago va sentitamente ringraziato per la gentilissima disponibilità. La sede è centrale rispetto all’area da cui proveniamo e il laboratorio del Museo è spazioso e provvisto di tutto quello che può servire. Abbiamo quindi deciso di trovarci anche la prossima volta a Vicenza, e cioè domenica 13 febbraio, con arrivo al Museo tra le 9.00 e le 9.30. Ricordo che all’ordine del giorno sono stati fissati i seguenti gruppi (comprese alcune aggiunte):

Quercus (petraea-pubescnens-daleschampii...: Luciano Giovagnoli esporrà il risultato delle sue osservazioni)

Fumaria officinalis e altre Fumaria annuali

Carduus defloratus agg.

Cardus nutans s.l.

genere Viola (suavis, odorata, hirta, collina, pyrenaica, canina...)

genere Cuscuta

genere Eragrostis: un riepilogo

Populus x canescens

Galeopsis (pubescens/speciosa, bifida/tetrahit)

Credo che ci sia fin troppa carne al fuoco: i gruppi che non arriveremo a trattare verranno tenuti in serbo per ulteriori incontri. A presto,

Filippo Prosser

 

Verbale redatto da Cesare Lasen

 MUSEO CIVICO DI VICENZA, DOMENICA 19 DICEMBRE 1999, ore 9.30

 Presenti: Dal Lago (responsabile del museo ospitante, presente fino alle 11.30), Casarotto, Tasinazzo, Scortegagna, Prosser, Lasen, Argenti, Fent, Martini Fabrizio, Busnardo (fino alle 10.30).

 Prima di trattare i gruppi che erano stati concordati, Argenti fornisce informazioni su Melica picta, simile a M. nutans ma più rigogliosa, con ligula assai più lunga e segnalata, ad esempio, presso il Santuario di San Vittore a Feltre. Altro carattere utile potrebbe essere l'infiorescenza più giallastra.

 Si è quindi discusso il genere Galium. Anzitutto il gruppo aristatum-laevigatum. Ognuno ha esposto la propria opinione. L'idea di poterli riconoscere soltanto sulla base della presenza di stoloni (laevigatum) non è considerata pienamente soddisfacente. Su base ecologica le due entità mostrano ampi margini di sovrapposizione nelle nostre regioni, anche se tendenzialmente laevigatum è più termofilo e, a livello corologico, aristatum sembra gravitare più verso occidente. Dall'esame degli esemplari emerge abbastanza chiaramente, almeno negli esemplari tipici, che aristatum presenta foglie più acute all'apice mentre in laevigatum sono complessivamente più larghe. Altro carattere che sembra poter essere utilizzato riguarda il fatto che, indipendentemente da un controllo sugli stoloni che si è rivelato meno agevole del previsto, in Galium aristatum le foglie strette e acute nascono da un solo cespo. In laevigatum, inoltre, le foglie hanno larghezza massima verso la base. Poiché vi è una differenza nel numero cromosomico, essendo aristatum diploide e laevigatum tetraploide, si decide di provare a coltivare le due entità nello stesso tipo di terreno per riscontrare altre differenze (es. fenologiche). Fent e Casarotto si sono detti disponibili. Non si esclude che le due entità possano formare intermediari mentre sembrano ben distinti i casi tipici.

 Si passa quindi a esaminare il problema del gruppo mollugo-album. In questo caso le differenze sembrano piuttosto nette. Galium album ha fiori più grandi, foglie più ovali e pannocchia più ristrette. Il problema è posto soprattutto dai bellunesi in quanto Krendl, che ha rivisto l'erbario di Lasen, non ha riscontrato alcun esemplare di album. Anche dall'erbario di Argenti non emergono campioni di album, mentre Fent sostiene di averne individuato una stazione a Lamon. Anche in questo caso non vi è separazione ecologica, G. album sembra più occidentale come gravitazione ed è tetraploide al contrario di mollugo che è diploide. Non si esclude la presenza di ibridi visto che certi campioni presentano caratteri intermedi. A proposito di ibridi, Prosser ha mostrato campioni di un supposto Galium x pomeranicum (album x verum).

 Per il Galium del gruppo rubrum la situazione sembra abbastanza chiara. Le entità considerate sono tre: rubrum, centroniae e carmineum. Rubrum ha la resta dei petali decisamente più lunga (almeno ˝) con mucrone decisamente lungo. Tra centroniae e carmineum, sulla base degli esemplari di Lasen (4) determinati da Krendl, ci sarebbe una differenza di statura, portamento e orizzonte altitudinale in quanto carmineum appare più montano e di statura ridotta (ibrido rubrum x anisophyllum) mentre centroniae (assai più diffuso nei nostri territori) è collinare-bassomontano e sarebbe l'ibrido con G. pumilum, oggetto della successiva discussione. Altri caratteri ed elementi emersi. Centroniae ha foglie strettamente lanceolate con l/w 7-12 mentre carmineum, con infiorescenza più umbelliforme avrebbe un rapporto lunghezza/larghezza compreso tra 6 e 8. Rubrum s.str. e centroniae diventerebbero più rari verso est (esempio in Friuli).

 Un rapido cenno viene fatto su Galium obliquum caratterizzato da fiori molto piccoli, di colore più o meno bianco e con infiorescenza ben ramificata. All'uopo si consiglia di porre più attenzione alla raccolta di esemplari di centroniae con fiori molto chiari.

 A proposito del Galium pumilum si dà incarico a Prosser di tentare di avere dei campioni autentici di questa entità che, a prima vista, sembra mancare dalle Alpi sudorientali, nonostante la presenza di numerosi esemplari con internodi basali piuttosto lunghi. Del resto la variabilità di anisophyllum, chiaramente emergente dai campioni osservati, non ha ancora trovato una soddisfacente soluzione. L'unico dato che appare certo è che G. pumilum viene considerato come entità della fascia collinare.

 Si chiedono informazioni anche su Galium wirtgeni, da alcuni autori considerata come buona specie nei confronti di G. verum (da altri solo subsp.). In wirtgeni anche i rami maggiori sono più corti dell'internodio mentre fiori e antere sono più grandi (3-4 mm). Inoltre wirtgeni è diploide e verum 4n. Si constata, ancora una volta, che non disponiamo di campioni sicuri e si tratterebbe quindi di essere più attenti in campagna.

 I presenti scambiano inoltre altre informazioni sul gruppo di Galium palustre-elongatum. Quest'ultimo è entità gravitante in pianura e, di regola, molto più grande del congenere. Come spesso accade, nel verificare i campioni di ciascuno, non mancano casi di esemplari dubbi e portamento ed ecologia, da soli, non consentono una sicura discriminazione.

Prosser comunica che Krendl ha espresso disponibilità a verificare campioni di erbario del genere Galium che dovranno essere inviati al Museo di Storia naturale di Vienna.

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 Si passa quindi a Trisetum argenteum-distichophyllum. Ripetuti esami al binoculare dei diversi campioni raccolti consentono anzitutto di confermare l'esistenza del distichophyllum anche a sud delle Alpi (sicuro, ad esempio, il campione di Lasen sulle Vette di Feltre), sia pure più raro e legato a suoli non prettamente dolomitici. I caratteri appaiono ben distinti anche se non sempre facili da discriminare. In argenteum le glume sono sempre uninervie e i peli sono tutti relativamente corti, mentre in distichophyllum possono essere trinervie, almeno alla base e i peli, i più lunghi, sono almeno metà (6,5-9 mm, contro i 4,5-6,5 di argenteum) della glumetta (lemma). Dall'analisi dei campioni emerge inoltre un portamento diverso in quanto distichophyllum ha foglie apprezzabilmente più larghe e spiga relativamente e proporzionalmente più breve.

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 È stato quindi discusso il problema di Dactylis polygama. Un carattere valido (ma i casi intermedi sono numerosi) sembra la pelosità delle glume. In D. polygama le glume sono solo scabre o al massimo scarsamente e brevemente cigliate mentre in glomerata tipica sono nettamente ciliate. L'impressione generale è che esitano molti ecotipi (alcuni hanno descritto delle subsp. quali slovenica, reichenbachii). In effetti solo i campioni raccolti nel Bellunese in valle dell'Ardo appaiono riferibili, significativamente, alla D. polygama. In molti si rafforza la convinzione che non si tratti di due specie ben distinte. Occasionalmente vengono riferiti anche i casi di intermedi con la più xerotermofila D. hispanica. Non è ancora chiaro, inoltre, il ruolo svolto dalle numerose cultivar di glomerata diffuse artificialmente. Anche in questo caso il tentativo di coltivarle potrebbe dirimere alcuni dubbi.

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 Vengono quindi considerate due entità del genere Panicum in progressiva espansione e che i più ignorano del tutto. Si tratta di P. schinzii Hack. noto in Germania e diffuso su sgomberi e incolti, e di P. gattingeri, già arrivato in Friuli- V.G., somigliante a P. capillare con pannocchia limitata a 1/3 superiore del fusto.

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 Si passa poi alla Salvia saccardiana. L'entità nel suo aspetto tipico appare ben caratterizzata ma si contesta anzitutto il rango di buona specie. Diversi tra noi (Scortegagna, Argenti) rilevano di aver osservato popolazioni intermedie. Il problema è in realtà più esteso in quanto verso est Salvia pratensis ha sempre assi molto ghiandolosi mentre a ovest (Prealpi Vicentine) solo i calici sono ghiandolosi. Resta quindi da appurare il significato di Salvia bertolonii il cui locus classicus (De Visiani) è vicino a Fiume.

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 Si segnala che è in espansione, sulle scarpate, Rumex cristatus subsp. kerneri, pianta robusta alta 1-2 metri. Prosser mostra i suoi campioni.

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 Si parla poi di Oxalis dillenii, caratterizzata da fusto con peli densi e appressati, molto ramificato, diffusa presso cimiteri, ghiaie e muri a secco, aiuole di centri urbani, fioriere. Le stipole mediane sono appena percettibili. Inoltre non ha mai stoloni sotterranei ed eventuali atipici stoloni epigei (in realtà fusti o rami striscianti al suolo) non dovrebbero radicare anche se Prosser ha osservato che potrebbero farlo verso la fine del periodo vegetativo. La specie dovrebbe essere più diffusa di quanto finora segnalato.

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 Prosser e Argenti forniscono ulteriori lumi su Bromus gruppo japonicus-commutatus. Un carattere distintivo utile, non riportato da tutte le flore, è la distanza di inserzione della resta dall'apice. La piegatura delle reste (squarrose in japonicus) resta comunque valido ma è necessario una verifica su materiale più ampio. A suo tempo, e forse ancor oggi, queste entità hanno dato luoghi a pesanti equivoci.

 Non avendo più tempo a disposizione, si accenna solo brevemente al genere Cuscuta. Prosser sostiene che dovrebbero essere presenti tre ben distinte entità: una molto ruderale di color arancio corrispondente a C. cesatiana, la C. europaea, su ortica, luppolo, ecc. e un'altra specie di prati magri, di solito in ambienti montani e con fiori più piccoli, corrispondente a C. epithymum. Esistono altri dubbi circa l'esistenza di C. campestris. Il problema viene comunque rinviato data l'ora.

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 Martini ha mostrato un campione di Atriplex micrantha Ledeb. sul quale nessuno ha saputo affermare con certezza la sua probabile appartenenza ad entità già conosciute: è specie forse in progressiva espansione, cui converrà porre attenzione in futuro (ha foglie evidentemente piccole e non astate alla base).

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 L'ultima notizia, prima del "rompete le righe", riguarda Chenopodium ficifolium che Argenti osserva abbondantissimo sulle sponde del lago di Santa Croce.

 Dal punto di vista organizzativo, è da sottolineare la proposto di Fabrizio Martini di effettuare durante la primavera-estate escursioni di rilevamento aperte a tutti gli interessati su quadranti poco esplorati, in modo da raccogliere dati e soprattutto uniformare le tecniche di rilevamento. La proposta viene favorevolmente accolta da tutti i presenti.

L'incontro, da tutti ritenuto più che soddisfacente, anche per l'opportunità di scambi a due a due (informazioni, pubblicazioni, revisione bozze, ecc.), termina alle 16.45. Orientativamente si prevede di trovarsi ancora in una domenica di febbraio (data proposta il 20, da verificare: poi rettificata al 13.2). È stata da tutti apprezzata la tranquillità, l'ospitalità e lo spazio avuto a disposizione al museo di Vicenza.