Alle 10.15 Prosser, che ha portato numerosi esemplari d'erbario, avvia la trattazione del genere Agrostis. Le entità considerate sono Agrostis canina, A.tenuis, A. gigantea, A. stolonifera, A. castellana. Agrostis canina è ben riconoscibile per il portamento e per lo sviluppo di getti sterili con foglie molto sottili in estate avanzata-autunno. Il carattere principale, che diverse chiavi sottolineano, è la brevità (< 1/5 lemma) o assenza della palea, peraltro difficile da apprezzare per chi non ha dimestichezza con interventi di "microchirurgia". L'unica entità simile è A. vinealis a distribuzione atlantica ed estranea al nostro territorio. Rispetto ad A. tenuis ha ligula chiaramente più sviluppata (>2 mm). L'ecologia è ben definita trattandosi di pianta nettamente acidofila che vegeta in torbiere o in prossimità di pozzine più o meno disturbate. In Trentino è diffusa solo a est dell'Adige, soprattutto sui Lagorai a quote comprese tra i 700 e 1700 metri (massima frequenza attorno a 1000 m, max a ca. 1800 m). Wilhalm conferma per BZ l'ecologia e segnala il carattere concernente la resta per differenziarla da tenuis e stolonifera: Conert in Hegi riporta che canina di solito ha resta ben sviluppata (sporge ben oltre le glume e è inserita a ca. 1/3 dalla base); tenuis e stolonifera talvolta hanno una resta breve, ma di solito ne sono prive. Perico segnala che in provincia di BG esistono molte segnalazioni di Andreis per torbiere a quote ben superiori ai 2000 metri. Masin riferisce che negli Euganei (Venda) la specie è presente a livello collinare (pozzina in castagneto esposto a nord). Bona dispone di un buon numero di segnalazioni bibliografiche, anche recenti, per la provincia di BS. Argenti e Lasen riferiscono che esistono segnalazioni anche per la provincia di BL (lavori di Gerdol) ma che la specie è comunque assai rara. Agrostis tenuis ha ligula molto breve (< 1,5 mm), peduncoli fiorali lisci o con pochi dentelli mentre in A. stolonifera sono chiaramente ruvidi. Diverso è anche il portamento dell'infiorescenza (aperta in A. tenuis, più o meno appressata alla rachide in A. stolonifera). Inoltre A. stolonifera ha stoloni epigei, fogliosi, allungati mentre A. tenuis ha rizomi (stoloni ipogei). A. tenuis è di pascoli mediamente asciutti mentre A. stolonifera, pur nella sua estrema variabilità, è specie igrofila ancorché capace di tollerare ambienti soggetti a ruscellamento con relativa aridità estiva. In realtà, a causa del disturbo causato dal pascolo, in numerosi siti le due entità possono coesistere. Agrostis gigantea. Entità ancora poco conosciuta che, come dice il nome, ha portamento robusto, che ricorda, ad esempio, quello di Deschampsia caespitosa, anche l'infiorescenza che è aperta anche dopo la fioritura e è disposta in palchi sovrapposti. Rispetto ad A. stolonifera il carattere principale è la presenza di stoloni ipogei (non epigei) ma è ben noto come si tratti di un carattere non sempre facile da apprezzare. Conert in Hegi cerca di definire meglio la cosa: se gli stoloni hanno più di 3 squame (non foglie) allora è gigantea, altrimenti (meno di 3) è stolonifera. I campioni mostrati da Prosser sono stati in parte autenticati da Scholz. La distribuzione in Trentino non evidenzia preferenze di natura climatica. La specie vegeta su scarpate di greto, sassose e più o meno disturbate, bordi strada, al punto da far sorgere il sospetto che sia stata diffusa con gli inerbimenti. La maggioranza delle segnalazioni si concentra tra 100 e 1500 metri, con un apparente massimo verso gli 800 m. In provincia di BS esistono 5 dati, nessuno in provincia di BL mentre secondo Villani è diffusa lungo il corso dell'Adige tra Verona e Rovigo. Qui sembra prediligere golene con vegetazione erbacea aperta mentre A. stolonifera appare meno eliofila. Prosser dispone di reperti provenienti da ambienti ipernitrofili, dato confermato per BZ da Wilhalm che la reputa quasi ruderale. Agrostis castellana. Specie che Prosser afferma di non conosce direttamente, termofila, meridionale (non è un caso il sinonimo di A. olivetorum), indicata in diffusione, anche in seguito a inerbimenti. Il carattere più determinante è rappresentato dalla pelosità alla base del lemma, breve ma molto consistente. Tipiche sono anche due brevi reste che prolungano le due nervature laterali del lemma (carattere che manca in alcune sottospecie). La resta principale, a volte assai ben sviluppata, è inserita nel terzo basale. Le flore riportano anche l'esistenza di forme ibridogene con A. stolonifera. Si consiglia di prestare attenzione in aree soggette a ripristini. A proposito della straordinaria variabilità di A. stolonifera, Giordana, Perico, Masin segnalano che in prossimità dei canali, in zone frequentemente sommerse, la specie forma chiazze stolonifere estese senza raggiungere la fioritura.